Ritardo di linguaggio
Ci sono bambini che iniziano a parlare più tardi dei coetanei o usano poche parole rispetto a quanto atteso per età.
Non tutti questi bambini sviluppano un disturbo di linguaggio. Alcuni recuperano da soli nel giro di qualche mese (si tratta dei “late talkers”, o parlatori tardivi); per altri, invece, il divario resta e tende ad allargarsi man mano che il bambino cresce. Una valutazione logopedica serve proprio a distinguere le due situazioni. Aspettare non è mai la soluzione migliore: intervenire precocemente significa accompagnare il bambino nel momento in cui ne ha più bisogno, rispettando i suoi tempi e valorizzando le sue risorse, con un percorso pensato su misura per lui e per la sua famiglia.
Quando può servire una valutazione
- A 12 mesi non usa gesti comunicativi, come indicare o fare ciao con la mano.
- Scarsa risposta ai suoni o quando viene chiamato.
- A 24 mesi il bambino usa meno di cinquanta parole o non combina due parole insieme.
- Capisce quello che gli si dice, ma fa fatica ad esprimersi.
- Usa soprattutto gesti, versi o indicazioni al posto delle parole.
- Si arrabbia o rinuncia quando non riesce a farsi capire.
- Il pediatra o la scuola dell'infanzia hanno consigliato un approfondimento.
Riconoscere una di queste situazioni non significa che ci sia un disturbo: significa che vale la pena guardarci con attenzione.
Domande frequenti
Non è meglio aspettare che sbocci da solo?
Quando un bambino fatica a farsi capire o a comunicare ciò che pensa e desidera, può vivere quotidianamente situazioni di frustrazione: sa cosa vuole dire, ma non riesce a comunicarlo come vorrebbe. Nel tempo, queste difficoltà possono influenzare il piacere di comunicare, la partecipazione alle relazioni e la fiducia nelle proprie capacità. È vero, ogni bambino ha i suoi tempi, e rispettarli è fondamentale. Ma rispettare i tempi di un bambino non significa necessariamente aspettare senza fare nulla. Una consulenza o una valutazione non impegna per forza a un trattamento: serve a capire se siamo di fronte a una variazione dei tempi o a una difficoltà che merita di essere attenzionata. L’obiettivo non è farlo sbocciare prima del tempo, ma accompagnarlo nella crescita, contribuendo a mantenere la fiducia nelle sue risorse.
Qual è l'età minima per una valutazione?
Si può effettuare una valutazione già a partire dai due anni. Prima di quell'età si effettua soprattutto un’osservazione dei prerequisiti della comunicazione, le basi su cui si costruisce il linguaggio: contatto oculare, attenzione condivisa, imitazione, intenzionalità comunicativa, turn-taking, uso dei gesti e comprensione.
Serve l'impegnativa del medico?
No, per una valutazione in studio privato non è necessaria. È utile portare eventuali relazioni o referti già in vostro possesso.