Balbuzie e disturbi della fluenza verbale
Quando il bambino ripete suoni o sillabe, oppure la parola che vuole dire resta come "bloccata".
La balbuzie può comparire durante l’età prescolare e può manifestarsi in modi diversi da bambino a bambino. Non sempre è necessario intervenire subito, ma è importante non limitarsi ad aspettare.
Durante il primo colloquio raccoglieremo le informazioni utili per comprendere come si manifesta la balbuzie, quali caratteristiche presenta e se sono presenti fattori associati a una maggiore probabilità di persistenza.
In base a quanto emerge, il percorso può prevedere una consulenza ai genitori, un periodo di monitoraggio oppure un intervento logopedico più specifico. L’obiettivo è accompagnare ogni bambino e la sua famiglia attraverso strategie mirate, promuovendo allo stesso tempo il benessere comunicativo del bambino e la fiducia nelle sue capacità comunicative.
Quando può servire una valutazione
- Le ripetizioni di suoni o sillabe durano da più di sei mesi o stanno aumentando.
- Compaiono blocchi, prolungamenti dei suoni o tensione visibile nel viso.
- Il bambino si accorge della difficoltà, si innervosisce o si scoraggia.
- Comincia a evitare parole, a rinunciare a parlare o a farsi sostituire dagli altri.
- In famiglia ci sono stati altri casi di balbuzie.
Domande frequenti
È normale che un bambino balbetti quando è piccolo?
Alcuni bambini, è vero, quando sono piccoli iniziano a balbettare. Ma no, non si tratta di una “tappa fisiologica” dello sviluppo linguistico dei bambini, perché, se così fosse, tutti i bambini balbetterebbero a un certo punto del loro sviluppo. Quel che è vero è che ci sono delle forme transitorie (che si risolvono spontaneamente) e delle forme persistenti. In tutti e due i casi si tratta di balbuzie, con sintomi e vissuto tipico di chi balbetta e meritano, dunque, di essere attenzionate.
È meglio aspettare o intervenire subito?
Quando ci troviamo di fronte a delle disfluenze, aspettare e vedere se passano da sole non è mai la scelta migliore. Sia che si tratti di una forma transitoria o persistente, il fattore tempo conta e intervenire presto può cambiare il percorso e l’outcome. Intervenire non significa necessariamente avviare un trattamento diretto. Una consulenza iniziale permette di valutare la situazione e, in base alle caratteristiche delle disfluenze, ai fattori di rischio e al vissuto del bambino, scegliere con la famiglia se avviare un monitoraggio, supportare i genitori con indicazioni specifiche oppure effettuare una valutazione e avviare un percorso di trattamento diretto.
Se il rischio di persistenza è basso, allora non serve intervenire?
Dipende. A volte, anche di fronte a un rischio di persistenza basso, i sintomi riportati dal bambino possono influenzare il suo modo di parlare e la sua percezione di sé come comunicatore, portandolo a rinunciare a parlare in determinate situazioni o con determinati interlocutori, cambiare parola, delegare qualcun altro a parlare al posto suo. Questo può avere dei risvolti negativi non solo nell’area dell’autostima del bambino, ma anche in quella sociale. È importante, dunque, non sottovalutare mai il vissuto del bambino ma, anzi, è sempre opportuno rivolgersi a un logopedista esperto di balbuzie per capire se è il caso di procedere con una valutazione oppure se ci si può limitare a osservare l’evoluzione del quadro per un tempo concordato.
Se il mio bambino balbetta da tanto tempo, si può ancora intervenire?
Sì. Anche quando il rischio di persistenza è elevato, questo non significa che la balbuzie rimarrà invariata, con la stessa frequenza e intensità nel tempo. Intervenire precocemente significa proprio favorire una maggiore fluenza e fornire al bambino strumenti efficaci per gestire le proprie disfluenze nella vita quotidiana, sostenendolo al tempo stesso nel mantenere un’immagine positiva di sé come comunicatore.
La balbuzie dipende dall'ansia o da un'esperienza traumatica?
No, da nessuna delle due. La balbuzie che insorge in età evolutiva, sia nella sua forma transitoria che persistente, ha un origine multifattoriale, in cui interagiscono fattori di predisposizione genetica e fattori ambientali. Eventi o cambiamenti nella vita del bambino, come un trasloco, la nascita di un fratellino o uno spavento, possono coincidere con la comparsa delle disfluenze o renderle più evidenti, ma non sono la causa della balbuzie. Possono, in alcuni casi, contribuire a far emergere una caratteristica per la quale era già presente una predisposizione.